CORTE DEI MIRACOLI - Le lucertole del folk
Si fanno chiamare “Corte dei Miracoli”: nome variopinto e scalcinato, che al folk va a pennello.
Tu li conosci perché nel gruppo suona un amico, Beppe.
Beppe è un tipo simpatico che una volta vi ha quasi fatti linciare mettendosi a fischiettare l'inno delle Schutzstaffel nel centro di Berlino. Pensava fosse solo un jingle di Indiana Jones, ha ammesso. Da quella volta ti sei detto che sarebbe stato carino vederlo impegnato in performance musicali potenzialmente meno dannose, ecco come un venerdì sera qualsiasi sei finito in un pub della Lomellina con una birra in mano.
Sapevi, tra l'altro, che una buona fetta di repertorio poggiava sulle solide basi dei Ramblers e dato che la band modenese ti piace parecchio sei arrivato con l'aspettativa di ascoltare dei bei pezzi.
La prima impressione è stata neutra tendente al buono: la Corte ti è sembrata una formazione di gente tranquilla. Forse con il tizio delle percussioni – Matteo - ci hai addirittura giocato a calcetto qualche anno fa. Ad ogni modo è una cosa bella – hai pensato – la totale assenza di divismi. Eccentricità da grandi star non supportate da ampie fondamenta ti irritano e con un'emotività vacillante come la tua è un attimo odiare istintivamente una persona che ti trovi davanti. Però non accade, questa volta. Champage!
Iniziano a suonare quasi in orario, in una sala che potrebbe avere più pubblico. Fa niente, pochi ma buoni.
Apprezzi il fatto che non si lascino smarrire per così poco.
La scelta di una voce femminile ad emulare Cisco e altri cantanti si rivela azzeccata. L'amico Beppe subentra, di tanto in tanto, tirando fuori doti canore che devono essere frutto di qualche stregoneria.
La festa è iniziata e cominci a farti prendere.
La voce – ti pare si chiami Silvia – ha grinta da vendere e tiene bene il palco, si divide tra le canzoni e gli incitamenti che lancia agli altri del gruppo, specie a Camilla, la violinista, che è la più giovane.
Scherzano tutti e si scambiano battute senza mai eccedere, l'atmosfera è rilassata e resta sempre leggera e piacevole.
Ad un certo punto tutti si concedono una pausa. Tutti tranne l'inossidabile Beppe e il coraggioso bassista che si producono in duetti spassosi. “Ho visto un Re” dell'indiscusso Jannacci, non può che strappare un applauso.
Il secondo tempo procede sulla falsa riga del primo. La noia resta fuori tenuta lontana dall'energia che il gruppo di amici mette sul palco.
Quando raccontano, senza un briciolo di superbia, che il 30 marzo apriranno il concerto dei Modena City Ramblers al Thunder Road di Codevilla non puoi che essere contento per loro.
Prima però, il 24, suoneranno ad Albaredo Arnaboldi al Country Pub.
Che vi fidiate o no delle mie parole vi consiglio di andarli a vedere... tanto vi costerà quanto una birra e secondo me ve la godrete parecchio.
Marco Ragni - www.piazzaminerva.it